L’orribile attacco di Erdoğan

L’orribile attacco di Erdoğan

L’orribile attacco di Erdoğan al popolo curdo continua, forte dei 3 milioni di siriani che tiene in Turchia, bloccando così il flusso migratorio verso l’Europa.

L’esercito turco è il secondo per dimensioni dopo quello americano

Minaccia quindi di aprire le frontiere riversando in Europa centinaia di migliaia di profughi.
È stato furbo ora ha il coltello dalla parte del manico e l’Europa si è fatta fregare sotto il naso.

Il popolo curdo è stato fondamentale per la sconfitta del califfato Isis e detiene decine di migliaia di terroristi e foreign fighters.

Alcuni paesi hanno già bloccato la fornitura di armi ma siamo sicuri che siano solo questi i rapporti commerciali e che avranno il coraggio di andare contro questo colosso ?

Vi invito a leggere un articolo a proposito

Diritti delle Donne

Diritti delle Donne

L’International Day of the Girl Child, nato con la Risoluzione 66/170 del 19 dicembre 2011, è stato istituito per sensibilizzare l’opinione pubblica e richiamare l’attenzione delle istituzioni sui bisogni e le sfide che ogni giorno bambine e ragazze devono affrontare, e sulla necessità di continuare a promuovere il loro empowerment e difendere i loro diritti umani.

Molti passi in avanti sono stati compiuti. I dati dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) indicano che nell’ultimo decennio, la percentuale di giovani donne sposate da bambine è diminuita del 15% e che, dal 2000 al 2016, il numero di ragazze che non vanno a scuola al livello primario è sceso da 58 a 34 milioni.
E questi dati sono solo per citare alcuni esempi.

C’è ancora molto lavoro da fare per proteggere le bambine e le giovani donne del mondo, e garantire loro un futuro libero da ogni forma di abuso.

Il giorno 11 ottobre è la Giornata internazionale dei diritti delle bambine, ma pubblico volutamente questo post il giorno dopo, per ricordarci che anche oggi e ogni giorno è una giornata per il rispetto dei diritti delle bambine e delle giovani donne.

BULLISMO : Le forme di un male

BULLISMO : Le forme di un male

Ogni volta che vedo o che sento episodi di bullismo penso solo che …

Se maltratti una donna, anche “solo” psicologicamente non sei un maschio Alpha ma sei l’ultimo della tua categoria.

Se uccidi una donna non lo fai “perché sei stato rifiutato”, semplicemente sei un assassino.

Se tocchi o ancora peggio molesti un bambino non hai solo un devianza, sei un mostro.

Se truffi o maltratti un anziano, oltre a fare schifo, fai rivoltare nella tomba tutti i grandi “anziani” che, grazie alla loro esperienza, hanno lasciato un grande contributo alla nostra civiltà.

Se manchi di rispetto e denigri un dipendente o un tuo sottoposto non sei ne bravo ne un modello da seguire, sei solo un incapace ed un incompetente.

Se per sentirti forte o per sfogare le tue mancanze maltratti un animale, non sei degno di appartenere alla categoria dell’homo sapiens.

Se per sentirtelo più grosso fai battutine sfottò sull’orientamento sessuale altrui o ancora peggio li meni e bullizzi sei solamente una sconfitta per la società moderna e l’unica “occasione” che potrai mai avere è youporn.

Ma penso anche che, alla fine, se tutti avessimo il coraggio di parlare di queste cose quando ci toccano, o toccano persone a cui vogliamo bene, le cose possono cambiare.
E se ci fermassimo ad ascoltare ed aiutare chi lancia queste grida di aiuto … le cose migliorerebbero profondamente.

CAPIAMOCI

CAPIAMOCI

Oggi sono qui e vi racconto una bella storia

Esiste vicino a Ferrara a San Carlo questo centro ippico dove Rachele e Sofia hanno due asinelli con i quali fanno #onoterapia per aiutare le persone speciali…. autistici, ragazzi vittime di bullismo, Alzheimer, iper-attivi, insomma, tutte le persone che solitamente vengono etichettate come “diverse”.

Grazie a questi splendidi animali, queste persone hanno la possibilità di non sentirsi sole, di avvicinarsi a noi per farci capire il loro mondo ed aiutarle a comunicare.

Un progetto meraviglioso, che merita di essere seguito ed aiutato.

Presto sarà disponibile la sua pagina fb con il nome della sua attività che si chiamerà #CAPIAMOCI

Animali e circhi: un unione che va spezzata.

Animali e circhi: un unione che va spezzata.

Già nel 2012 si diffuse a mezzo stampa la notizia secondo cui l’Emilia Romagna risultava essere la prima regione italiana ad aver bandito l’utilizzo degli animali nei circhi.
Purtroppo, si trattava di una notizia falsa. Effettivamente ci fu la proposta, sostenuta da alcuni esponenti del movimento 5 Stelle, affinché i comuni potessero, con regolamento, vietare la sosta sul proprio territorio alle imprese che facevano uso di animali.
Ma tale mozione non ebbe mai attuazione, perché la legge nazionale dispone diversamente e, chiaramente, non è superabile dai regolamenti locali.

Anche il comune di Ferrara, mosso dalle richieste di cittadini sensibili alle condizioni degli animali, aveva emanato un’ordinanza restrittiva in relazione all’attendamento degli spettacoli ambulanti che sfruttano specie esotiche come, tigri, leoni, elefanti ecc.
Tale posizione imitava un’analoga iniziativa del comune di Alessandria, basata sull’applicazione obbligata di specifiche norme in tema di benessere animale.
Il modello Ferrarese nel 2011 godette persino del riconoscimento di ‘Comune Animal Friendly’ da parte dell’allora ministro del Turismo Brambilla, in quanto città rappresentativa di un primo importante passo verso il pieno riconoscimento del diritto degli animali ad una vita di dignità e benessere.

L’anno successivo, però, il circo Moira Orfei fece ricorso al TAR: in base alla legge n. 337 del 1968, la definizione dell’elenco delle attività spettacolari, degli intrattenimenti e delle attrazioni costituisce materia di competenza del Ministero del Turismo e dello Spettacolo (art. 4).
La competenza dei comuni è limitata alle modalità di concessione delle aree disponibili per le installazioni dei circhi, delle attività dello spettacolo viaggiante e dei parchi di divertimento.
Per il principio della gerarchia delle fonti di diritto, quindi, Ferrara perse la causa e dovette risarcire l’impresa circense e sottostare alla legge nazionale.

Situazione analoga si verificò ad Alessandria nel 2013, quando il TAR accolse il ricorso del circo Medrano, annullando due provvedimenti comunali che ne impedivano la presenza in città. Nel 2014 fu il turno del Comune di Bologna, che vide annullata dal TAR l’ordinanza che vietava la presenza sul territorio di circhi con animali.

Secondo il tribunale amministrativo regionale dell’Emilia Romagna, il divieto “assoluto sul territorio comunale di utilizzare e/o di esporre in attività di spettacolo e/o di intrattenimento, pubblico o privato, animali appartenenti alle specie selvatiche ed esotiche” (nonché rapaci notturni e diurni) è contrario alla legge nazionale, di fatto un abuso di potere.

Un altro caso è quello di Tortona, che nel 2017 ha portato a segno un tentativo degno di nota: qui gli animali sono ammessi, come da legge nazionale, ma solo a certe condizioni: il nuovo regolamento comunale, disponibile sul sito istituzionale dell’ente, prevede che i circhi e chi li gestisce debbano garantire il rispetto delle esigenze di benessere e cura degli animali – prima fra tutte, la presenza di spazi proporzionati alla mole dell’animale – rendendo così obbligatorie le prescrizioni della Commissione Cites del Ministero dell’Ambiente.

Giacomo Gelmi, fra i promotori del progetto di legge regionale UN MARE ANCHE PER ME, volto a favorire l’accesso dei cani in spiaggia, interviene su questo argomento legato allo sfruttamento degli animali, dopo che sul territorio del Comune di Comacchio si è attendato già il secondo circo con animali nell’arco dell’ultimo mese: “Per vietare la detenzione di animali in situazioni di dispregio dei loro basilari diritti occorre una legge che nessuno sembra voler promuovere.
Restituire agli animali i diritti propri degli esseri senzienti è una necessità ormai imprescindibile per una società che vuole dirsi civile.

Non sarà nessuna legge nazionale datata 1968 a persuaderci che i circhi con animali, così come li conosciamo oggi, hanno di per sé una funzione sociale.

Penso che al giorno d’oggi, se non saranno i nostri governanti a recepire le esigenze degli animali, saranno le persone a maturare questa esigenza, perché quando è minata la libertà di ognuno di noi, incluse le specie animali costrette in cattività come in circhi, zoo, delfinari, ecc. allora vengono meno le basi della nostra civiltà e della crescita culturale e scientifica che è insita in ciascuna persona.
Il mio auspicio è che non restiamo impassibili di fronte a questo vuoto legislativo che continua a perpetrarsi dal 1968, in funzione di una non ben definita “funzione sociale” dei circhi che sfruttano gli animali.
Se le ordinanze non sono efficaci, i Comuni possono promuovere il rispetto delle prescrizioni Cites, e porre quegli “ostacoli” burocratici necessari a fare desistere l’attendamento nel Comune di strutture che non rispettano gli animali.”

MOVIDA: facciamo il punto della situazione.

MOVIDA: facciamo il punto della situazione.

La movida è un fenomeno che riguarda sempre più città in Italia, da nord a sud. Si parla di movida a Verona come a Milano, a Brescia, Rovereto, Torino, Napoli, ma anche a Tortoreto, Cagliari, Bergamo, Roma, Bologna, etc.

La movida è un fenomeno che riguarda sempre più città in Italia, da nord a sud. Si parla di movida a Verona come a Milano, a Brescia, Rovereto, Torino, Napoli, ma anche a Tortoreto, Cagliari, Bergamo, Roma, Bologna, etc.

La movida esiste in tutte le città, universitarie e non, e in generale ovunque sono presenti dei giovani. Ferrara è da sempre una città a vocazione universitaria; con il tempo la sua università è cresciuta e continua tuttora ad espandersi. La presenza degli studenti in città è sempre più rilevante.

Per gli studenti la movida rappresenta un momento di svago e di aggregazione.
Per la città che li accoglie, l’università ed il suo indotto – dagli affitti alle opportunità commerciali per gli esercenti – la loro presenza è indubbiamente un’occasione da cogliere.

La movida non è silenziosa, fa rumore, e lo fa nel tempo libero, fino alla notte.

A Ferrara la movida si svolge da sempre nel centro storico cittadino: Piazza Ariostea, il sagrato del Duomo, via Carlo Mayr, via Cortevecchia e Piazza Verdi. Quest’ultima sempre più attraente per i giovani dopo la sua recente ristrutturazione.

Si tratta di luoghi cittadini diversamente popolati, con esigenze di gestione anche differenti, ove il Comune è ugualmente chiamato alla tutela dell’ordine pubblico e alla salvaguardia della salute dei suoi cittadini.
Le esigenze contrapposte sono evidenti.
I tentativi per un loro contemperamento sono sul tavolo di lavoro di tantissimi comuni, in tutto il paese, da anni.

E a Ferrara, cosa ne facciamo della movida?

Perché fino ad ora su Facebook e sui giornali si sono rimpallate polemiche e responsabilità riguardo a Piazza Verdi e alla gestione della movida.

Partiamo dall’analizzare i punti certi della questione: esistono norme nazionali (art. 844 c.c.) e regolamenti locali, che definiscono le modalità secondo cui fruire della città, secondo quali orari e con quali decibel di rumorosità. E la tutela dell’ordine pubblico, della salute e della sicurezza dei suoi cittadini spetta al Comune (Cass. 2668/2018; Cass. sez. un. 4848/2013), indipendentemente dal fatto che gli schiamazzi si svolgano nell’ambito di proprietà ed esercizi privati oppure su suolo pubblico.
Il problema è tale che alcuni cittadini in Italia si sono organizzati in “comitati antirumore”, o “Comitati 45” (dove 45 sono i decibel di rumorosità) e si sono rivolti alla magistratura, ottenendo sentenze come quella del Tribunale di Brescia (n. 262/2017) con la quale è stato riconosciuto a due cittadini non soltanto il loro diritto al riposo notturno, ma anche al risarcimento del danno da parte del Comune, ritenuto inadempiente nel suo dovere di vigilare per garantire l’assenza di ripetuti schiamazzi notturni.

Anche il nostro Comune deve affrontare questo problema, e non si tratta certo di una novità.
Perché noi siamo una città universitaria, famosa per offrire tantissime facoltà, per avere quest’anno addirittura un numero ampliato di posti per l’accesso alla facoltà di medicina.
È con orgoglio che siamo una città universitaria ed è con intelligenza e spirito costruttivo che dobbiamo gestire e contemperare tutte le esigenze in gioco.

Proviamo quindi a smettere invece di considerare la movida come un problema, e cerchiamo di gestire la situazione!

Non è mai vano fare un punto della situazione, anche se politicamente, per chi ha governato la città fino al mese scorso, può sembrare un attacco diretto al lavoro svolto fino ad ora. Ciò che dobbiamo fare, però, non è scendere in polemica ma comprendere la situazione.
Iniziamo a raccogliere le idee, invece che fare eventi su Facebook chiaramente provocatori e non risolutivi.

Ci vogliono idee.
Forse dall’unione di due o più idee potranno nascere delle linee guida utili a pacificare gli animi e a trovare una soluzione a questa situazione.

Chiaramente non ho l’autorità di convocare alcun incontro, ma credo di avere le competenze, avendo vissuto e visto come sono cambiati i flussi dei giovani in 20 anni.

E cambieranno ancora… le mode sono così.

Serve un progetto che abbia questi connotati: dovrà essere chiaro, pratico, condiviso con i commercianti, le associazioni, i cittadini residenti e gli studenti. Partiamo da questi elementi, diamoci dei punti chiari per iniziare un discorso costruttivo insieme.

Ho iniziato questa riflessione elencando alcune piazze che nel tempo hanno ospitato la movida.
Sì perché la movida non è un fenomeno statico: la movida si sposta, seguendo le mode, i locali, le tendenze; la movida “premia” i luoghi di ritrovo e poi forse li abbandona, a favore di bar, attrezzature, strutture ricreative capaci di attirare i giovani e di offrire diversi tipi di intrattenimento. Tutto questo, ovviamente, in un contesto di sicurezza e adeguata illuminazione, se si vuole aprire l’accesso a luoghi attualmente isolati nelle ore serali come il sottomura e il parco urbano.

Oggi non possiamo limitarci a creare delle regole per Piazza Verdi, pensando che questa piazza sia il problema da risolvere.
Possiamo invece affrontare le difficoltà di Piazza Verdi, per trovare modi e soluzioni per la città e per il suo futuro.

In tutto questo, quale ruolo hanno i residenti delle aree di movida? Rimanere svegli tutta la notte? Chiamare la polizia municipale? Fare diventare i loro portoni degli orinatoi a cielo aperto? Perché possiamo invocare il rispetto fin che vogliamo, ma dobbiamo essere concreti e trovare proposte idonee a diventare soluzioni, predisporre attrezzature e bagni pubblici, garantire il rispetto delle regole di convivenza tramite il controllo: in una parola, occorre attuare una vera e propria gestione a 360 gradi della movida.

Gestire significa indirizzare i flussi dei ragazzi, invogliandoli a spostarsi in base all’offerta di strutture, locali e servizi, così da valorizzare anche le vie “minori” e meno frequentate del centro, ma anche da dare opportunità di lavoro a più esercizi, oltre che a non avere assembramenti eccessivamente numerosi in un unico luogo. Non si spostano se non hanno di “meglio” per il quale farlo.
Pensiamo magari a rilanciare Piazza Gobetti, ma anche Piazza Trento Trieste, quest’ultima tra l’altro a bassissima densità abitativa. Tutto questo non richiede investimenti importanti, non richiede una ricostruzione dei luoghi, ma semplicemente un loro ripensamento, in funzione di quello che si vuole realizzare, sia per creare attrattiva, che indotto.

Gestire è anche realizzare un piano strutturato con i commercianti e i bar di zona, per incentivare il consumo e al contempo mettere a diposizione i servizi igienici delle loro attività. Gestire significa, ancora, mettere a disposizione servizi igienici pubblici che possono essere fissi ma, se necessario, anche mobili, opportunamente occultati con delle belle piante così da non deturpare l’estetica del centro.

Ancora, un esempio di gestione che mi sento di proporre è un modello partecipato, che veda la collaborazione delle associazioni universitarie, opportunamente coinvolte in un piano di controllo concordato con la polizia municipale mediante la presentazione di proprie proposte e collaborando attivamente, magari mediante la figura di un “vigile giovanile”.

Tutto questo è fattibile, ma va pensato e poi realizzato. Per ora Piazza Verdi è una gettata di cemento con qualche pianta e delle sedute, tanti residenti stanchi e purtroppo anche maleducazione di chi non ha rispetto degli altri, delle regole e dei luoghi.

Queste sono soltanto problematiche destinate a chiudere una piazza a colpi di polemiche, o vogliamo che diventino le premesse per creare una risorsa? A voi la palla…